
Quando conobbi Etron ero ancora fresco di nomina al reparto "informazioni".
Sapevo degli altri mondi abitati e dei loro visitatori, ma non ne avevo
ancora conosciuto uno. Figuriamoci cosa provai quando vidi la fantascienza
davanti al mio sportello,
che stava chiedendo un'informazione proprio a me!
Ero così emozionato, che non capii la domanda e gli detti subito una
risposta sbagliata.
Poi cominciai io a chiedergli tante di quelle informazioni, che non
mi fermavo più.
Etron aveva capito che ero nel pallone, ma rispondeva ad ogni mia domanda
con molta calma e gentilezza.
Volevo sapere tutto di quei misteri che mi avevano sempre affascinato:
la loro civiltà così progredita, la loro conoscenza e la loro saggezza,
che avevano cancellato per sempre: malattie, ingiustizie, guerre, crudeltà.
La loro energia mentale così sviluppata che gli permetteva di spostarsi
nello spazio
a velocità incredibili, e la loro straordinaria possibilità da viventi,
di comunicare con noi.
Man mano che Etron parlava mi rendevo conto che loro conoscevano
l'immenso miracolo dell'universo e le sue semplici verità, ma capivo
anche, con dolore,
che la distanza che separava loro dalla Terra, non era lo spazio,
ma il nostro scetticismo per tutto quello che non sappiamo spiegarci,
chiusi nella nostra preoccupazione di "credere " o "non credere",
cercando di giustificare col nostro metro ogni conoscenza.
Invece di cercare di capire.
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dal libro "Andiamo tutti in Paradiso"di
Pino De Lucia